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LA RESISTENZA È ANCORA IN CORSO: UNITI CONTRO NUOVE MINACCE PER DIFENDERE LA LIBERTÀ E L’UNITÀ DI TUTTA ITALIA (Friday, April 24, 2009)

tricolore 25 Aprile

Trovo assurdo che ancora oggi l’anniversario della Resistenza faccia discutere e divida. Il 25 aprile è un giorno di festa nazionale perché segna la liberazione dell’Italia. Il 25 aprile 1945 è stato il nostro giorno dell’indipendenza, come quello che celebrano unitariamente gli Stati Uniti d’America, il giorno della nostra rivoluzione, proprio come quella che ricorda con orgoglio sciovinista la Francia. La Resistenza è stata l’opposizione, militare e politica, condotta nei confronti degli occupanti e della Repubblica Sociale Italiana da parte di liberi individui, partiti e movimenti organizzati in formazioni partigiane. Il movimento della Resistenza unì donne e uomini dai molteplici e opposti orientamenti politici: cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, anarchici. Furono loro ad animare la Resistenza e a fondare la Repubblica italiana sui principi con cui unirono il Paese. Scrissero la Costituzione, fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche e ispirandola ai principi della democrazia e dell’antifascismo.
La Resistenza è la nostra festa nazionale perché si celebra l’evento attraverso cui il popolo italiano ha riconquistato la libertà. Il 25 aprile non è e non deve essere una ricorrenza, ma il giorno in cui si difende a gran voce la libertà da minacce nuove che somigliano pericolosamente a esperienze già tristemente sperimentate in passato. La libertà è la qualità fondamentale di ogni uomo, lo definisce come persona, gli impedisce di essere assoggettato a un ordine chiuso e precostituito, gli consente di autoprogettarsi e autorealizzarsi in base alle scelte che compie. La libertà è la condizione di chi non è prigioniero e non ha restrizioni, non è confinato o impedito. La libertà è la facoltà dell’uomo di agire e di pensare in piena autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte, grazie al potere riconosciutogli dalle leggi.
Le minacce di oggi alla libertà sono forse meno evidenti, ma caratterizzano la vita di tutti i giorni e animano un dibattito politico sempre più arido e autoreferenziale. In un Paese in cui è in crisi la libertà di stampa, è in crisi anche la libertà di pensiero. In una Nazione che si lacera e si avvelena di fronte alla libera scelta di una donna e dei suoi familiari di non protrarre oltre il calvario prodotto da un coma irreversibile, è minacciata la libertà di autodeterminazione di ogni individuo. In uno Stato che si accanisce continuamente contro se stesso e minaccia la propria Costituzione, è in pericolo la libertà come principio. Di fronte a questi pericoli è necessario, ancora oggi, resistere. Occorre farlo unitariamente. Senza tentennamenti.
Alla Resistenza aderirono gruppi più o meno numerosi e organizzati, operarono in città come in campagna o in montagna sia piccoli nuclei che singole persone, normali civili o che avevano particolari incarichi. Semplici cittadini, contadini, pastori, medici, infermieri, carabinieri, funzionari della Questura e dei Comuni, sacerdoti, vescovi, avvocati e professionisti a rischio della loro vita e di quelle dei familiari soccorsero, nascosero, fornirono generalità false, accompagnarono lungo i sentieri, dettero qualcosa da mangiare, contribuendo così alla conquista della libertà.
Fu così anche in Abruzzo, dove ci furono 4538 partigiani combattenti e 3148 patrioti. A loro vanno aggiunti tutti coloro che attuarono una resistenza fatta di assistenza, protezione, copertura di fuggiaschi, prigionieri di guerra, ebrei, feriti. Ci furono 387 morti. Quasi lo stesso numero di vittime prodotte di recente dal terremoto che ha provocato una ferita profonda a quella Regione. Oggi il mio pensiero va a loro. Sono il simbolo di un’Italia che resiste, desiderosa di libertà e di unità. Al loro fianco sono arrivati da tutta Italia, anche da Sassari, semplici cittadini, contadini, pastori, medici, infermieri, carabinieri, funzionari della Questura e dei Comuni, sacerdoti, vescovi, avvocati e professionisti. Sono i nostri partigiani. Combattiamo al loro fianco la sfida di una nuova ricostruzione del Paese. Che non ha bisogno di colpi di scena, di protagonismi esasperati e di fari puntati. Ma di fatica e di solidarietà. E di unità. La stessa per cui ci battiamo dal 25 aprile del 1945.

Alessandra Giudici, presidente della Provincia di Sassari

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