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Riforma della scuola: la regione ha rinunciato al proprio ruolo programmatorio e ha ignorato i suggerimenti di province e istituzioni scolastiche (Thursday, March 4, 2010)

Il Governo ha approvato i Regolamenti di riordino dei Licei, degli Istituti tecnici e degli Istituti professionali, ma le istituzioni scolastiche, le Regioni e gli enti locali hanno appreso le novità solo due giorni fa, in maniera perlomeno irrituale, dal sito del Ministero dell’Istruzione.

La riforma comporta il “riordino” delle tre tipologie di istituti della scuola superiore, i cui indirizzi e settori di riferimento vengono drasticamente ridotti nel numero e nelle tipologie, modifica i quadri disciplinari e riduce la consistenza oraria complessiva e quella dei singoli insegnamenti. Questa operazione, che comporta in alcuni casi la diminuzione delle ore attribuite alle discipline e, in altri casi, l’eliminazione dal curriculum della disciplina stessa, viene attuata senza aver provveduto a definire programmi, contenuti, obiettivi e senza alcun intervento sulle classi di concorso dei docenti. Inoltre, anche se la riforma riguarda solo le classi prime, quelle successive alla prima funzioneranno con un curriculum ridotto in cui le discipline dovranno inserirsi con decurtazioni di orario che prescindono da un ripensamento organico del modello didattico, ma che comportano certamente una pesante ricaduta negativa sull’occupazione.

Il primo incontro del tavolo interistituzionale tra Regione, Province e Ufficio scolastico regionale “per la riorganizzazione della rete scolastica e per la redazione dell’offerta formativa per l’anno scolastico 2010-2011” è stato convocato dalla Regione soltanto il 17 febbraio scorso. In quella circostanza l’assessore Baire ha comunicato che la Regione, oltre a non aver attivato nei tempi utili la procedura per la riorganizzazione della Rete scolastica, non intende assumere alcuna delibera per il prossimo anno scolastico, né accogliere i piani provinciali. Così rimette di fatto ogni decisione al MIUR e all’Ufficio scolastico regionale. L’assessore ha proposto invece l’apertura di un tavolo tecnico con il compito di analizzare le esigenze territoriali e di redigere un piano per il 2011-12. Nelle intenzioni dell’assessore regionale il confronto per il prossimo anno scolastico deve dunque ritenersi concluso: benché entri nella fase di prima applicazione la riforma della scuola superiore e viga la massima incertezza rispetto alle modalità di applicazione del piano di dimensionamento dei plessi e delle autonomie, nel calendario scolastico dell’assessore Baire il prossimo è un anno a perdere, per il quale non vale la pena preoccuparsi o adempiere i propri compiti istituzionali.

La Provincia di Sassari, in accordo con le altre Province, ha espresso profondo dissenso rispetto a questa decisone che non solo costituisce un’abdicazione della RAS ai propri compiti, ma impedisce anche ai Comuni e alle Province di esercitare in maniera formalmente corretta e quindi efficace la competenza relativa ai piani provinciali. Tutte le Province hanno lavorato per tempo con le istituzioni scolastiche, dalle quali hanno ricevuto proposte e alle quali avrebbero dovuto dare risposte prima dell’apertura delle iscrizioni per il nuovo anno scolastico. Non è vero, come sostengono gli uffici del Ministero – con l’accordo della Regione – che si tratti di una semplice traslazione dai vecchi ai nuovi ordinamenti e che pertanto non sia necessaria in questa fase la programmazione regionale dell’offerta formativa. Come è noto, anche recentemente la Corte costituzionale ha riaffermato la competenza delle Regioni in materia d’istruzione (sentenza n. 200 del 24 giugno 2009) – lasciando allo Stato la sola possibilità di emanare norme generali – e ha dichiarato illegittimo l’articolo 3 del decreto legge 154 del 7 ottobre 2008 sui criteri di dimensionamento scolastico e programmazione della rete scolastica: il Governo si è adeguato a tale richiamo, e in tutti gli atti normativi successivi viene richiamata la competenza regionale.

Ciò è confermato ripetutamente dai Regolamenti della riforma – che riportano alla programmazione regionale le scelte attuative – e ultimamente dalla circolare che disciplina le iscrizioni alla scuola superiore. Tale circolare parla di “nuovi ordinamenti dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali, approvati dal Consiglio dei Ministri e dalla programmazione regionale dell’offerta formativa”, ma nel caso degli istituti professionali subordina l’accoglimento delle richieste degli studenti agli atti dell’assessorato regionale competente. Il Ministero e i suoi Uffici periferici, ignorando tutto ciò, hanno frattanto prodotto una procedura informatica contenente la confluenza di ogni singolo istituto che solo due giorni fa è stata resa accessibile alle istituzioni scolastiche e agli enti nel sito web del MIUR.

Il documento non tiene in alcuna considerazione le indicazioni comunque fornite dalle Province e dalle Scuole all’Ufficio scolastico e alla Regione, confermando preoccupazioni e facili, pessimistiche previsioni. L’applicazione automatica e burocratica della riforma, al di fuori della programmazione territoriale e regionale, impedisce la valutazione e gli interventi correttivi necessari e affida al caso la distribuzione dell’offerta nel territorio, approfondisce le sperequazioni fra le diverse aree del sistema formativo nazionale, e si traduce nell’impoverimento ulteriore del nostro sistema scolastico regionale e provinciale.

Nella nostra provincia, ad esempio, alcuni indirizzi non trovano alcuna corrispondenza nel nuovo ordinamento, mentre le nuove opzioni non potranno essere attivate perché non trovano corrispondenza nell’esistente; sparisce  la possibilità di formare figure professionali importanti come gli operatori del sociale, non si attiva il Liceo scientifico con l’opzione Scienze applicate né si amplia il numero dei Tecnici del turismo. Altri importanti indirizzi che non sono attualmente presenti nel nostro sistema ma lo sono nel sistema scolastico nazionale – vedi la produzione nautica e la logistica, la viticoltura e l’enologia – in Sardegna e in Provincia di Sassari non trovano a loro volta applicazione.

Insomma, nella prima fase d'attuazione della Riforma si realizza ciò che ridimensiona e immiserisce l’offerta formativa e la qualità dell’istruzione, mentre si impedisce di introdurre ciò che comporta innovazione e arricchimento dell’offerta formativa. La centralizzazione delle operazioni con cui a ogni scuola si attribuisce una nuova identità, priva le Regioni di quella capacità programmatoria che la Regione Sardegna, a onor del vero, ha finora spontaneamente rinunciato a esercitare. Anche per quanto riguarda il dimensionamento, l’assessore Baire ha comunicato che la Regione non intende assumere alcun atto programmatorio, né alcuna decisione nel merito dell’organizzazione della rete scolastica e per la redazione dell’offerta formativa. Sappiamo che il Governo prevede per il triennio 2009/2011 la chiusura in Sardegna di 80 autonomie scolastiche e che nell’anno in corso ne sono state chiuse 37. La previsione ministeriale comporta quindi la chiusura di 48 ulteriori dirigenze. Resta sospesa inoltre la decisione di chiudere i plessi sottodimensionati: nella nostra provincia – tra scuola elementare e media – sono oltre 40, ma presentano una complessità ed eterogeneità di situazioni che vanno accuratamente vagliate perché spesso a numeri limitati corrispondono situazioni che esulano dalla rigida applicazione dei parametri numerici. È viva la preoccupazione che il Ministero intervenga su questa situazione al momento dell’attribuzione delle classi e dell’organico dei docenti e del personale Ata.

La rinuncia della Regione a lavorare su un tavolo interistituzionale che assicuri criteri certi, trasparenza di procedure e di decisioni, pari opportunità di esercizio del diritto allo studio a tutto il territorio regionale, crea una situazione di incertezza e discrezionalità. La Regione convochi il tavolo interistituzionale e affronti i problemi posti dalla riforma dell’istruzione superiore e dal dimensionamento della rete scolastica. In questi mesi di riforma annunciata ha avuto il tempo di riflettere, così come hanno fatto gli istituti scolastici e le Province: faccia in modo che anche in questa fase di prima applicazione si garantiscano pari opportunità, non si buttino via esperienze e risorse, non si deprivino i territori, si presti particolare attenzione alle fasce di popolazione studentesca e ai territori più fragili. Smetta la Regione di delegare la propria funzione e anche per quest’anno scolastico individui insieme agli enti locali soluzioni che potenzino il sistema formativo con accordi territoriali che garantiscano presenza e accessibilità delle sedi scolastiche e consentano di eliminare o ridurre il numero di pluriclassi. Occorre provvedere affinché tutto il sistema possa funzionare in maniera ottimale, supportando i Comuni con risorse e mezzi necessari per trasporti, mense, biblioteche, strutture per il tempo pieno, avviando interventi complessivi che rivitalizzino i territori e contrastino lo spopolamento.

 

Laura Paoni, assessore della Pubblica Istruzione della Provincia di Sassari

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