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Network degli stretti: le terre ai confini del mare si alleano per contare di più in Europa (Thursday, December 9, 2010)

Argument:

  • Progetto NOSTRA |
comunicato

Creare un sistema riconosciuto dalle istituzioni comunitarie che identifichi le zone litoranee di tutto il Vecchio Continente e il loro immediato retroterra come un laboratorio privilegiato per la sperimentazione di innovative politiche europee in campo ambientale, economico e sociale. È l’obiettivo dichiarato del “Network degli Stretti d’Europa”, cui ha aderito anche la Provincia di Sassari.

Nei giorni scorsi a Calais, in Francia, il presidente della Provincia, Alessandra Giudici, e l’assessore provinciale della Programmazione, Enrico Daga, hanno sottoscritto il “Memorandum of Understanding”. Una sorta di accordo preliminare, senza alcun vincolo economico, attraverso il quale le autorità politiche con competenze territoriali sulle aree costiere chiedono il riconoscimento delle peculiarità degli Stretti europei all’interno delle politiche comunitarie e per l’inclusione di quelli che vengono definiti “sistemi territoriali complessi” tra le priorità dei programmi europei per il periodo che va dal 2014 al 2020, la cui definizione è già in fase di studio.

A promuovere l’iniziativa sono stati per primi i territori già uniti da fitti e proficui rapporti di collaborazione in ambito comunitario. Tra questi anche il Nord Ovest Sardegna, che attraverso la Provincia di Sassari porta avanti un’esperienza ultradecennale di cooperazione transfrontaliera con la Corsica, facendo dello Stretto di Bonifacio – inteso nella sua estensione più ampia – una delle esperienze più feconde per quanto riguarda lo spazio mediterraneo e uno dei laboratori più interessanti per il nascente network europeo.

«Fino a oggi le politiche di coesione e di sviluppo europeo si sono basate sull’interpretazione del mare come elemento di divisione, come se il mare fosse un “territorio” di per sé, un’area per la quale costruire apposite politiche di tutela e protezione», spiega il presidente Alessandra Giudici. «La difficoltà di identificare il mare come elemento di unione deriva dalla complessità prodotta dal multilateralismo dei bacini, come nel caso del Mediterraneo – aggiunge – e dalla conseguente difficoltà di rendere coerenti e complementari politiche e strategie di più Stati». Ma tale criticità, è la convinzione di Alessandra Giudici, «si riduce negli Stretti, dove le convergenze si limitano ad ambiti bilaterali, siano essi transfrontalieri o transnazionali».

È proprio a partire da questa considerazione che «in tutta Europa si è fatta strada l’idea di costruire il network europeo degli Stretti, un sistema di lobbying e di governance in grado di far identificare le zone litoranee come laboratori per l’attuazione di politiche europee ad hoc, non legate esclusivamente alla politica del mare ma costruite sulle Politiche degli stretti», dice l’assessore Enrico Daga. «Attraverso il “Memorandum of Understanding” poniamo le basi per strutturare una serie di azioni e progetti comuni – conclude – per promuovere lo sviluppo economico, la protezione ambientale costiera, il trasporto, la logistica e gli scambi socio-culturali tra tutti i territori interessati».

Al “manifesto programmatico” redatto a Calais hanno aderito le autorità competenti per Canale del Nord, Canale di Saint George, Stretto di Dover, Stretto di Kvarken, Golfo di Finlandia, Stretto di Turku, Stretto di Oresund, Stretto di Kattegat, Stretto di Fehmarn, Stretto di Gibilterra, Stretto di Bonifacio, Stretto di Sicilia, Stretto di Messina, Stretto di Otranto, Stretto dei Dardanelli e Stretto del Bosforo.

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