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Il Presidente Giudici in difesa dei piccoli Comuni (Thursday, August 25, 2011)

Presidente Giudici

Il difficile momento che il Paese sta attraversando impone una seria riflessione sulle riforme più opportune per rendere lo Stato, sia a livello centrale che di amministrazione periferica, più snello e più efficace. L'accorpamento indiscriminato dei piccoli comuni al di fuori di un disegno organico di riforma degli enti locali appare molto discutibile, anche perché rischia di cancellare la storia e l’identità di molte delle comunità del nostro territorio in nome di un risparmio sui costi della politica, che mai come in questo caso, invece, sono il prezzo della democrazia.

La proposta di sopprimere i municipi sotto i mille abitanti così come presentata nella manovra finanziaria, oltre che confusa, si presenta come una scelta sbagliata sotto il profilo civile e democratico e con effetti economici limitati. I piccoli Comuni rimangono il principale punto di riferimento per le popolazioni di quei territori che, a rischio di marginalizzazione, più di altri hanno già pagato le conseguenze della crisi economica e della politica fallimentare di questo governo, dove in nome del risparmio tutto è stato già chiuso e accorpato da tempo. Privati di molti importanti servizi per i cittadini come gli uffici postali, i presidi sanitari, le scuole di primo grado, le stazioni dei Carabinieri, le amministrazioni comunali sono rimaste spesso l’unica presenza dello Stato, fondamentali presidi democratici e riferimenti economici e culturali, delle singole comunità, senza i quali si rischia di far degenerare i fenomeni di abbandono e di degrado del territorio.

Ciononostante, la manovra finanziaria che il governo si appresta ad approvare scarica in periferia e sui soggetti più deboli i costi del risanamento. Non sono certo i piccoli Comuni la fonte indiscriminata di sprechi o la causa del dissesto finanziario del Paese, e non è certo eliminando le poltrone dei rappresentanti delle piccole realtà locali, impegnati ogni giorno in un’intensa attività di volontariato amministrativo che si può pensare di risolvere i problemi di bilancio dell’Italia.

Una riorganizzazione del sistema delle autonomie locali è necessaria, ma esige un confronto serio per pervenire ad una riforma vera, applicabile dagli amministratori e soprattutto utile per i cittadini, al di là dalla demagogica campagna politica, tesa solo a delegittimare gli enti locali e i loro rappresentanti democraticamente eletti dai cittadini.

Per poter razionalizzare i compiti della pubblica amministrazione e ridurre le spese inutili è indispensabile partire proprio con l'eliminazione di tutti quegli enti di nomina Politica. Esistono oltre 7000 enti strumentali (agenzie, autorità d’ambito, consorzi, società pubbliche e quanto altro) che esercitano impropriamente funzioni in capo ai comuni e alle province, favorendo l’accentramento del potere decisionale ai livelli regionale e statale, attraverso la nomina di una pletora di presidenti, amministratori unici, amministratori delegati e manager che tra compensi, indennità e costi di funzionamento dei relativi consigli di amministrazione gravano sulle tasche dei cittadini italiani per non meno di 2,5 miliardi di Euro. In questo modo sarebbe possibile ottenere un risparmio 22 volte superiore a quello che si potrebbe ottenere abolendo province e piccoli comuni. Se la volontà dell'attuale governo di centro destra è realmente quella di ridurre gli sprechi della politica, non mancano scelte alternative praticabili e di maggiore efficacia economica rispetto alla costante contrazione degli spazi democratici del paese.

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