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Liceo Scientifico “Europa Unita”, la replica alle dichiarazioni del sindaco di Porto Torres (Thursday, February 27, 2014)

Liceo Scientifico

«Il sindaco Scarpa ricorda quel primo cittadino che in una simpatica gag minacciava di dare fuoco a un corso d’acqua per impedire che ne usufruisse il paese confinante». Così il presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, commenta la decisione del Comune di Porto Torres di pignorare il Liceo Scientifico “Europa Unita”. «L’atto di scarsissimo buon senso del Comune di Porto Torres non ha alcun effetto pratico positivo e non è spiegabile neanche sul piano logico», afferma Alessandra Giudici. «Nel demagogico tentativo di motivare la decisione con la volontà di reperire risorse utili per garantire ulteriori servizi ai cittadini – prosegue il presidente della Provincia – Beniamino Scarpa non spiega come intenda monetizzare il vantaggio che deriverebbe per il Comune se entrasse in possesso di quell’area». Vendere, per esempio, non sarebbe un’operazione né semplice, né immediata. «E ammesso che riesca in questo intento in tempi ragionevoli – aggiunge Alessandra Giudici – per la comunità si crea un problema e non un servizio, perché Porto Torres resterebbe senza liceo».

Eppure, «se l’intenzione fosse stata davvero quella di risolvere pacificamente il contenzioso, la soluzione al problema era a portata di mano», rivela Alessandra Giudici. Poi ricorda alcune tappe di «una vicenda ereditata dal passato remoto». Nel 1986, essendo ormai la sede di Balai inidonea a ospitare il liceo scientifico di Porto Torres, la Provincia chiede al Comune un terreno dove realizzare una struttura nuova. Qualche mese dopo il Comune mette a disposizione un’area in cambio dei locali di Balai, ceduti in comodato gratuito alla Provincia per 99 anni. La delibera comunale indica anche il terreno da destinare all’edificazione. Nel dicembre del 1988 anche la Provincia approva l’accordo. Ancora prima di perfezionare le procedure, la Provincia progetta e appalta i lavori e chiede al Comune di mettere l’area a disposizione. Nel 1989 il Comune consegna l’area alla Provincia, vincolando il trasferimento alla realizzazione del liceo e precisando che il definitivo trasferimento della proprietà sarebbe avvenuto con l’atto pubblico di compravendita non appena il Comune avesse completato l’acquisizione dell’area, che viene acquistata nel 1989 per 1miliardo e 553milioni di lire. La compravendita riguarda oltre quattro ettari, alla provincia ne vengono consegnati poco più di 2 e mezzo. Nel 1993 il Comune chiede al Tribunale civile di Sassari di obbligare la Provincia a stipulare l’atto di compravendita e a corrispondere 1miliardo e 848milioni di lire. La Provincia si costituisce in giudizio e chiede il rigetto della domanda. In ogni caso, l’amministrazione provinciale chiede la riduzione della somma in base all’area utilizzata.

Trascorrono dieci anni e nel 2003 il Tribunale civile di Sassari rigetta la domanda ma condanna la Provincia a pagare per il danno cagionato con l’occupazione acquisitiva dell’area. La Provincia impugna la sentenza dinanzi alla Corte d’appello di Cagliari poiché le si addebita il costo dell’intera area acquisita dal Comune. Il Comune di Porto Torres si costituisce in giudizio e avanza la proposta di “amichevole componimento” tramite un accordo transattivo e il pagamento della somma a titolo risarcitorio. La Provincia, forte anche del parere dei propri legali, concorda che sia nell’interesse di tutti chiudere il contenzioso per via stragiudiziale.

Fino a questo punto, grosso modo le due versioni coincidono. «Sui fatti più recenti, invece, la ricostruzione del sindaco Scarpa si fa piuttosto fantasiosa», afferma, atti alla mano, Alessandra Giudici. «Il 30 gennaio del 2013 la giunta provinciale delibera di definire il contenzioso e pagare il corrispettivo di 1milione e 450mila euro su cui si era trovato un accordo tra gli uffici tecnici e i legali dei due enti». Il settore appalti e contratti fissa per il 20 settembre 2013 la stipula della transazione. «In quell’incontro il Comune di Porto Torres chiede il pagamento immediato dell’intero importo – ricorda Alessandra Giudici – ma la richiesta non può essere soddisfatta senza verificare col settore Finanze la disponibilità delle somme». Il 3 ottobre 2013 il dirigente dei servizi finanziari comunica che «in base alla situazione relativa al Patto di stabilità siamo in grado di pagare in due tranche», riferisce il presidente. La proposta prevedeva un acconto da 200mila euro entro trenta giorni dalla stipula del contratto e 1milione 250mila euro entro il 31 gennaio 2014. «La risposta del Comune a questa proposta è stato l’atto di precetto del 18 ottobre 2013 e il più recente atto di pignoramento», aggiunge il presidente della Provincia. «Non mi sembra che ci sia molto da commentare», conclude. Il 27 gennaio scorso la Provincia ha incaricato i propri legali di opporsi all’atto di precetto.

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