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A SCUOLA PER CAPIRE LA STORIA E PER IMPARARE IL DOVERE DI RICORDARE VENERDÌ MATTINA AI RAGIONIERI LA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO “8744” (Tuesday, January 27, 2009)

Realizzato per un pubblico giovane, il film-documentario si caratterizza per un linguaggio cinematografico innovativo. Proprio per questo motivo l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, Laura Paoni, ha deciso assieme all’associazione culturale e studentesca “Materia grigia” di porlo al centro delle iniziative promosse dal pianeta Scuola in questa circostanza.
In particolare, il documentario evidenzia le sofferenze patite dai deportati a causa delle condizioni igienico-sanitarie precarie, della denutrizione e delle violenze psicologiche e fisiche cui vennero sottoposti. Prima della proiezione, anche al fine di contestualizzare i contenuti e facilitare la riflessione, il documentario e i temi trattati verranno introdotti attraverso un incontro tra studenti e insegnanti col regista del’opera, Alessandro Di Gregorio. Al dibattito parteciperà anche Gaetano Angius, presidente provinciale dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, che racconterà agli studenti la sua esperienza di deportazione in Germania. “8744” verrà proiettato nella sede dell’Istituto tecnico commerciale “Lamarmora-Einaudi” di Sassari il prossimo 30 gennaio 2009 alle 8 e 45.
IL FILM
“8744” prende le mosse dalla storia del professor Bernhard Lehmann per raccontare una delle pagine più dolorose della nostra storia recente: quella degli oltre 500mila italiani deportati in Germania dopo l’8 settembre 1943 e costretti a lavorare nelle fabbriche belliche naziste. Nel 2001 Bernhard Lehmann, insegnante del liceo Paul Klee di Gersthofen (Baviera) intraprende con alcuni studenti un progetto di ricerca sul lavoro coatto durante il Terzo Reich. Scoperto che nella Hoechst A.G. e nella Transehe, due industrie chimiche di Gersthofen, erano stati deportati e schiavizzati centinaia di militari e civili provenienti da Russia, Ucraina e Italia, decide di voler capire fino in fondo.
La sua attenzione si focalizza sugli internati italiani e ucraini, che la Fondazione tedesca “Memoria, Responsabilità e Futuro” aveva escluso dal programma di risarcimento. Di fronte ai no ricevuti dalle sue richieste di accesso agli archivi, Lehmann cita in giudizio la municipalità di Gersthofen, vince il ricorso e ricostruisce le liste degli italiani internati, i cosiddetti “schiavi di Hitler”. Inizia così a contattare i superstiti e le famiglie dei deceduti, e organizza eventi benefici per raccogliere fondi da trasformare in simbolici risarcimenti. Raccolto 75mila euro e individuato i destinatari del suo gesto di riconciliazione, inizia un pellegrinaggio tra Trieste, Como, Casina (RE), Arezzo, Roma, Galluccio (CE). In viaggio incontra ex deportati e familiari, consegna loro un assegno simbolico di 750 euro e le scuse del suo Paese. Rientrato in Germania realizza un monumento – inaugurato il 24 ottobre 2005 – alla memoria degli internati deportati a Gersthofe.

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