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Strumenti di pianificazione territoriale

strumenti di pianificazione

La Provincia ha approvato nel maggio del 2006 il Piano urbanistico provinciale - Piano territoriale di coordinamento (Pup-Ptc). Il Piano territoriale di coordinamento, previsto dalla L. 142/90 (oggi D.Lgs. 267/00), è stato assimilato al Piano urbanistico provinciale previsto dalla L.R. 45/89; in sostanza si parla di Pup-Ptc quale unico strumento pianificatorio fondamentale dell’Ente, che detta le linee di indirizzo per le azioni di sviluppo e per la gestione del territorio. Attualmente, a seguito dell’approvazione del Piano paesaggistico regionale (Ppr) sarà necessario procedere all’adeguamento del Pup-Ptc al Ppr al fine di assicurare contenuti paesaggistici alla pianificazione territoriale provinciale. Con il Pup-Ptc la Provincia tenta di avviare la costruzione di una nuova organizzazione urbana del territorio provinciale che:

-doti ogni parte del territorio di una specifica qualità urbana;

-individui per ogni area del territorio una collocazione soddisfacente nel modello di sviluppo del territorio;

-fornisca un quadro di riferimento generale all’interno del quale le risorse e le potenzialità di ogni centro vengono esaltate e coordinate.

Per la costruzione di questo nuovo modello sono state assunte alcune opzioni di base (opzioni culturali) che delineano, in un quadro di coerenza con lo Statuto dell’Ente, le direttrici di politica territoriale e costituiscono sia i fondamenti del metodo del Piano, sia i criteri di verifica di coerenza rispetto al Piano delle azioni programmatorie dei soggetti locali:

-assunzione di un concetto di urbanità diffusa sull’intero territorio (città reticolare), legato alla capacità di coinvolgere in un processo di crescita urbana gli indizi di vitalità presenti nel territorio; assunzione dell’ambiente - inteso come natura e storia - quale nucleo centrale dell’intero progetto di territorio, cui si ricollega un concetto di perequazione ambientale nell’uso delle risorse;

-assunzione di un concetto di equità territoriale, sociale, generazionale.

Il Piano si presenta innanzitutto come un insieme di processi di costruzione di conoscenza articolate in un insieme di Geografie, volte a delineare un modello del territorio comprendenti una geografia delle immagini del territorio. Sulla base di questo quadro conoscitivo (conoscenza di sfondo), il Piano si articola su un dispositivo spaziale costituito da:

- un insieme di componenti (ecologie elementari e complesse), che costituiscono la rappresentazione sistematica dei valori ambientali cui il Piano riconosce rilevanza; un insieme di componenti infrastrutturali (sistemi di organizzazione dello spazio), che individuano i requisiti dei servizi urbani e dei sistemi infrastrutturali e rappresentano le condizioni, a partire dal quadro ambientale, per avviare e sostenere il progetto del territorio;

- un insieme di Campi del progetto ambientale, da intendersi come campi problematici, che individuano aree territoriali caratterizzate da risorse, problemi e potenzialità comuni cui si riconosce una precisa rilevanza in ordine al progetto del territorio. Il campo rappresenta l’unità spaziale di base che coinvolge i Comuni interessati e che in ogni caso costituisce una prima rappresentazione delle risorse, dei problemi, delle potenzialità e delle ipotesi di soluzione comuni da affrontare con un processo progettuale unitario.

Il Piano ha un suo dispositivo giuridico costituito da:

- procedimenti di campo, figure che rappresentano il Piano come processo e che coinvolgono in una azione di confronto e cooperazione i differenti soggetti politici per la soluzione di differenti problemi

- accordi di campo, risultati finali dei procedimenti di campo, attraverso i quali i differenti soggetti politici operanti sul territorio concordano le regole di gestione dei processi territoriali nei campi di problemi e di potenzialità

In riferimento alla sua attuazione, il Piano propone un metodo e alcuni strumenti:

- il piano si costruisce come forma di azione cooperativa permanente per il progetto del territorio. In tale prospettiva, l'adozione del piano ha essenzialmente lo scopo di dare la legittimazione di partenza all' azione politica, che deve poi dispiegarsi attraverso i procedimenti di campo;

- la pianificazione di settore non potrà che dispiegarsi all'interno del piano quale sua naturale specificazione;

- le cosiddette “intese” tra Regione e Provincia, in relazione ad atti di competenza regionale, o i “pareri” potranno essere resi sulla base di argomentazioni territoriali fondate sulla coerenza con il quadro del Piano.

In definitiva, il Piano territoriale di coordinamento provinciale:

- in relazione ai suoi obiettivi, come piano di area vasta non è più rivolto a fissare obiettivi generali e procedure vincolanti per i decisori di livello locale ma, piuttosto, cerca di offrire strumenti e forme di supporto interattivo ad un'attività che parte da una comprensione approfondita delle risorse ambientali e socioeconomiche del territorio, realizzata ad una scala il più possibile diffusa, per arrivare ad individuare “scenari” condivisi, capaci di generare pratiche efficaci da parte di una molteplicità di decisori;

- in relazione alle politiche di pianificazione territoriale, richiama l'esigenza di un riassetto istituzionale maggiormente orientato alla valorizzazione della dimensione locale e del territorio come risorsa. Nel Piano ciò viene perseguito attraverso la figura del campo del progetto ambientale e l’avvio di processi di concertazione di campo volti alla gestione di risorse funzionali allo sviluppo.

Parallelamente alla predisposizione del Pup-Ptc, è stata conclusa la definizione della proposta del Piano di assetto organizzativo dei litorali (Pal) redatto dalla Provincia quale strumento di approfondimento specifico del Piano in relazione al "campo litorale". Il Pal costituisce uno strumento di coordinamento delle previsioni degli enti locali per la pianificazione dell'assetto organizzativo del litorale ai fini della più ampia e corretta fruibilità dello stesso e che dovrà, così come il Piano, essere messo in relazione con il Ppr.

Per quanto riguarda i Piani di settore di cui la Provincia si è dotata si citano il Piano provinciale per la gestione dei rifiuti, il Piano faunistico venatorio, il Piano provinciale dei trasporti e il Piano di bacino del trasporto pubblico locale.

Il Piano provinciale dei rifiuti ha l'obiettivo di effettuare una ricognizione sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di aggiornarne i dati di produzione, di definire i criteri per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, di definire ipotesi di gestione integrata secondo Ambiti territoriali ottimali (Ato) coincidenti, in base al Piano regionale, con le Province, con ulteriore organizzazione mediante suddivisione in sub ambiti denominati D1 (Sub ambito di Sassari), D2 (Sub ambito di Olbia) e D3 (Sub ambito di Tempio). Il Piano individua, inoltre, le tipologie e modalità di gestione improntate a criteri di efficienza, efficacia ed economicità che consentano di passare dalle gestioni comunali a gestioni sovracomunali all’interno del medesimo ambito territoriale ottimale di riferimento. A seguito dell’aggiornamento del Piano regionale, si pone la necessità di adeguare ed aggiornare anche il Piano provinciale.

In riferimento agli aspetti naturalistici, si richiama il Piano faunistico venatorio che, allo stato attuale, costituisce una proposta gestionale nata in risposta alle previsioni della L.R. 23/1998, che pongono in capo all’Ente Provincia le competenze in materia di pianificazione venatoria sul proprio ambito territoriale. La necessità di pianificazione è determinata dall’esigenza di creare presupposti di base che consentano l’esercizio dell’attività venatoria nel rispetto della norma regionale e secondo i principi ispiratori della L. 157/1992 e delle direttive comunitarie cui questa è sottesa. Il Piano traccia degli scenari di gestione che sono prime proposte che richiedono confronti con altri livelli di programmazione e l’acquisizione di nuovi dati e indica delle metodologie di lavoro per giungere ad una pianificazione che soddisfi le attese dell’utenza.

Il Piano provinciale trasporti, redatto nel 1992, dovrà essere aggiornato al nuovo Piano regionale dei trasporti. Negli obiettivi di carattere provinciale si riassume l’organizzazione dei trasporti nell’ambito dei “bacini di traffico”, in modo da consentire la razionale integrazione della rete subregionale, o di bacino, con quella regionale. Strettamente connessa a questi obiettivi è la tematica riguardante le aree “interne” o a “bassa densità”, per le quali è importante stabilire l’entità e le caratteristiche della domanda, penalizzata dalle attuali condizioni di offerta di trasporto pubblico e privato. L’individuazione degli obiettivi consente l’identificazione degli ambiti di intervento nei quali il Piano provinciale dei trasporti ha competenza specifica:

- la rete stradale provinciale ed alcune infrastrutture di livello comprensoriale di particolare importanza nel modello di assetto del territorio;

- la rete dei trasporti collettivi su gomma di livello provinciale ed intercomprensoriale;

- il sistema portuale di competenza regionale;

- il sistema dei centri di interscambio.

In relazione al trasporto pubblico nel 2000 è stato redatto il Piano di bacino del trasporto pubblico locale(di ambito provinciale) in base al D.Lgs. 422/1997, che obbliga le regioni a individuare i servizi di trasporto pubblico e analizza e individua le linee di sviluppo del trasporto pubblico in base alla fotografia eseguita sul territorio provinciale

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