[ Salta i menù e i servizi e vai direttamente ai contenuti ]

[ Salta al Menù orizzontale ]

In questa pagina sono disponibili i seguenti servizi:
Menù orizzontale [1];
Lingua [2];
Ricerca [3];
Menù di navigazione[4];
Contenuti;

[ Torna all'inizio della pagina ]

[ Salta alla Lingua ]

[ Torna all'inizio della pagina ]

[ Salta alla Ricerca ]

[ Torna all'inizio della pagina ]

Il Territorio

sagoma provincia

La Provincia di Sassari nasce nel 1859, quando la legge del 23 ottobre diede un nuovo ordinamento territoriale al Regno di Sardegna. Questo ordinamento fu poi recepito dallo Stato unitario. La Sardegna fu così divisa in due province, quella di Cagliari e quella di Sassari, che si trovarono ad essere, per superficie, rispettivamente la prima e la seconda d'Italia, con i 13.415 Kmq della provincia di Cagliari e i 10.674 Kmq della provincia di Sassari.

66 Comuni, 322mila abitanti, pari al 20% della popolazione sarda, e un'estensione superiore a quattromila chilometri quadrati, che corrispondono all'incirca al 18percento del territorio dell'intera isola. Sono i numeri della nuova Provincia di Sassari, quella disegnata già nel 2001 dal legislatore regionale, ma che di fatto è nata all'indomani delle elezioni amministrative dell'8 e 9 maggio 2005. Se infatti la legge numero 9 del 2001 della Regione Autonoma della Sardegna, anche attraverso successive integrazioni, ha stravolto la ripartizione del territorio regionale e ha portato il numero delle Province da quattro a otto, sono state le elezioni avvenute nella primavera del 2005 per il rinnovo di tutti i consigli provinciali a dare piena operatività alle modifiche previste, compresa la divisione del Capo di Sopra tra Provincia di Sassari, che comprende l'intero nord-ovest, e Provincia della Gallura, a nord-est, alla quale hanno aderito 24 Comuni per un totale di 131mila abitanti e una superficie superiore a 3mila chilometri quadrati.

La separazione tra est e ovest della Sardegna viene spesso descritta come una necessità nuova, come un'esigenza dettata soltanto dalle evoluzioni economiche più recenti, che hanno diversificato le attività prevalenti nelle due aree e hanno imposto un mutamento nei rapporti di forza tra i principali centri di una e dell'altra parte, a iniziare dalle città di Sassari e di Olbia. In realtà la Provincia di Sassari ha tradizionalmente rappresentato uno straordinario esempio di sintesi tra diversità, tra identità appartenenti esclusivamente a sub-regioni che, imparando a convivere, hanno caratterizzato il territorio e ne hanno favorito un'evoluzione più rapida rispetto ad altre aree della Sardegna, sia sul piano economico che sul piano sociale e culturale. E tra tutte le identità, più o meno marcate, quella che attraverso i secoli ha acquistato sempre più specificità, rispetto al resto della Provincia, è la cosiddetta "marca" gallurese, che si autosostanzia, si autoriconosce e si autolegittima sia per la maggiore chiarezza dei confini - soprattutto quelli occidentali, costituiti dal corso del Coghinas, e quelli settentrionali e orientali, direttamente segnati dal mare - sia per la diversità della variante linguistica. Elementi basilari di una specificità sempre più consapevole. Di una specificità che, per parecchio tempo e prima ancora che intervenissero in maniera prepotente fattori economici e politici, ha alimentato le aspirazioni e le rivendicazioni della comunità gallurese, desiderosa di costituirsi in Provincia a sé.

Un viaggio a ritroso tra le pagine della storia ci permette di scoprire che la fase che si sta attualmente attraversando è tutto sommato analoga a quella caratterizzata dalla separazione della Provincia di Sassari dalla Provincia di Oristano, nata nel 1974. Sentimenti identitari e culture sempre più marcate a livello territoriale, in concorso con la definizione di strutture sociali differenti e legate a dinamiche economiche altrettanto diseguali, portarono nel 1974 alla nascita della quarta Provincia della Sardegna. E prima ancora una situazione del genere aveva caratterizzato la nascita della Provincia di Nuoro. Fino ad allora la Sardegna era rimasta divisa in due Province, Cagliari e Sassari, che per estensione erano rispettivamente la prima e la seconda d'Italia: più di 13mila chilometri quadrati la Provincia di Cagliari, poco oltre i 10mila la Provincia di Sassari. Una divisione stabilita dalla legge del 23 ottobre 1859, promulgata per dare un nuovo ordinamento territoriale al Regno di Sardegna, e poi recepita dallo Stato unitario. All'epoca, la divisione dell'isola in due sole parti era stata dettata dalla volontà di rispettare la lunga tradizione storica che aveva visto la Sardegna distinta nei secoli in un Capo di Cagliari (o di Sotto) e un Capo di Sassari (o di Sopra, o di Logudoro). Collocate ai due vertici geografici della Sardegna, le due città principali si sono così trovate quasi naturalmente a esercitare un ruolo di organizzazione e di guida del vasto territorio che a loro faceva riferimento. È in questa tradizione storica che va dunque riconosciuta l'identità della Provincia di Sassari, da intendersi però, come già sottolineato, come l'unione di diversità e di identità minori che talvolta appartengono a singoli Comuni (si pensi al caso di Alghero) ma che più frequentemente caratterizza per intero una delle sub-regioni storiche che la geografia e il senso comune riconoscono all'interno del territorio provinciale: la Nurra e l'Algherese a nord-ovest, il Sassarese - con la Nurra sassarese, la Flumenargia e la Romangia - a nord, l'Anglona - affacciata sul bordo del golfo dell'Asinara - a nord-est, ossia al confine con la nuova Provincia della Gallura. Verso l'interno, poi, c'è il Logudoro nella vasta zona centrale - il cui lembo occidentale costituisce il Meilogu - il Monte Acuto a sud della catena del Limbara, a est l'altipiano di Buddusò e ai confini meridionali con la provincia di Nuoro c'è il Goceano.

A partire dall'undicesimo secolo Sassari conobbe, prima in Sardegna, lo sviluppo di una cultura urbana. E all'epoca cultura urbana significava anche e soprattutto capacità di leadership nei confronti d'un vasto territorio, ossia capacità di interpretarne le esigenze e di portarne a sintesi le vocazioni, ferma restando la distinzione delle singole specificità. È questa eredità storica che la Provincia di Sassari ha ricevuto al momento della sua formazione: una storia che c'era già, la tradizione radicata di un rapporto dialettico fra un territorio vasto almeno quanto la metà settentrionale della Sardegna e la sua città-capoluogo. Rapporto che spesso ha spinto Sassari a contrapporsi all'altra città-capoluogo della Sardegna: Cagliari. Una contrapposizione talvolta dura e strumentale, come nei casi, per esempio, della lotta per il primato degli arcivescovi (Seicento), o del curioso processo per cui Sassari e Cagliari furono alternativamente crogiolo del moto antifeudale e roccaforte della reazione (Settecento), o ancora della polemica tra "torri e campanili" (Novecento). In realtà, però, è proprio a partire da questo rapporto che si è sviluppato quel processo di "federalismo interno" che ha portato gradualmente all'applicazione razionale di una distribuzione di diritti di partecipazione e di decisione tra le diverse realtà presenti nel territorio regionale, a iniziare dagli Enti locali che le rappresentano. In pratica, dal momento in cui l'autonomia della Sardegna ha chiamato i sardi e le loro istituzioni a ragionare in termini "regionali", si è sviluppato un rapporto fondato sull'equilibrio delle parti, sulla equità dei destini affidati a ciascuna parte del territorio, sul riconoscimento non solo dei diritti ma anche dei ruoli che a ogni parte del territorio possono e devono essere assegnati.

In questo senso, la Provincia di Sassari ha le carte in regola, essendo dotata di risorse materiali e immateriali e possedendo storicamente anche la capacità di mettere in moto i processi di programmazione e di intervento necessari per esercitare nel proprio territorio la pienezza dei poteri amministrativi e gestionali che le competono. In altre parole, la Provincia di Sassari ha le caratteristiche necessarie per riempire di contenuti la sua presenza politica. Anzi, da questo punto di vista quella di Sassari è anche Provincia di eccellenza. Dallo sviluppo dell'economia alle infrastrutture della continuità territoriale, dagli istituti di credito alla presenza di una stampa informata e diffusa, da un capillare sistema scolastico all'Università, dallo sviluppo dell'attività culturale alla capacità di governare gran parte dei problemi posti dallo sviluppo del fenomeno turistico e dalle trasformazioni complessive del sistema produttivo, la Provincia di Sassari ha gli strumenti per governare il proprio territorio. Non bastano, al momento, e per procurasene di nuovi la Provincia dovrà dimostrare di avere più forza, di saper rivendicare una maggiore attenzione ai suoi problemi. Se l'obiettivo principale, oggi, è proprio quello di rafforzare il ruolo e il peso politico della Provincia, conquistando riconoscimenti sempre più concreti e definiti, anche il problema del distacco della Gallura, e di una conseguente diminuzione in termini di "forza" della rappresentatività dell'Ente, diventa un falso-problema.

Prima occorre costruire fra la "vecchia" Provincia e quella nuova un rapporto tale da consentire al confronto con la Regione di essere posto con raddoppiata forza e con argomenti ancora più capaci di ottenere udienza. Un rapporto fondato sul senso di quella comunanza di interessi e di valori che ha legato a lungo i due territori e che, attraverso la nascita di una nuova Provincia, può concorrere a rafforzare la capacità della Sardegna settentrionale di far sentire la propria voce nei confronti dei centri esterni del potere. Alla fine dell'Ottocento, quando si trovarono a decidere il tema da dettare al pittore Giuseppe Sciuti, cui era stata affidata la decorazione della parete di testa del salone delle assemblee del palazzo provinciale, i consiglieri provinciali votarono all'unanimità per un affresco che rappresentasse l'ingresso di Giommaria Angioy a Sassari. Con quell'evento, nel febbraio 1796, il giudice di Bono, assieme alle forze democratiche dell'isola, portavano dentro una città appena strappata all'egoismo baronale le istanze del mondo contadino e provinciale. In pratica, quell'ingresso rappresentava la saldatura di istanze che, espresse dalla Sardegna rurale e fatte proprie dalla Sardegna urbana, trovavano in Sassari la capacità di essere portate a sintesi e rappresentate con forza al Parlamento e al governo viceregio. E se lo sfortunato esito dell'avventura angioiana significò che quel generoso progetto era troppo anticipato rispetto ai tempi che correvano in Sardegna e nel Regno di Sardegna, a distanza di due secoli l'affresco dello Sciuti, nella sala del Consiglio provinciale, suona ancora come un'esortazione a difendere un'identità piena di valori e a continuare nell'azione di proposizione a livelli più alti del significato e del ruolo della Provincia.

[ Torna all'inizio della pagina ]